In passato i periodi di silenzio stampa erano legati all’assenza. Un’assenza fisica (la mia, magari per una vacanza), o l’assenza di pensieri, eventi ed emozioni degni di essere ricordati.
Ultimamente non è così. Ultimamente non scrivo perché non riesco a dare una forma al blob di fatti e sensazioni che sta invadendo la mia vita da un po’ di tempo a questa parte. Me ne sento travolta. O cullata, dipende dal momento.
Un blob che genera Il Dubbio Esistenziale con D ed E maiuscole: che cosa determina cosa? In altre parole, tra fatti e sensazioni c’è una relazione causale?
A volte sì, ma non sempre. Di certo il fatto che non si sa dove andremo a finire, lavorativamente parlando, genera in me la multiforme sensazione di smarrimentorabbiaincertezza.
Il fatto di aver perso più di 7 kg in un paio di mesi genera la sensazione di potercela fare, a far rinascere la ragazza normopeso che ero stata ormai tanti, troppi anni fa.
Altre volte è l’emozione che genera fatti. Ad esempio l’emozione di attendere il mio amore che è stato lontano per tre giorni mi ha fatto cercare consolazione in quelle piccole cose che mi permettono di assomigliarmi di più, come leggere, passeggiare in un parco, avventurarmi nel mondo per me tutto da scoprire della lomografia.
Ecco, il mio senso dell’avventura è un po’ così: sempliciotto e maccheronico. Un’amica mi raccontava del suo trasferimento da Torino a Lugano, del grande salto di carriera del marito, che per un anno ha lasciato tutto per fare un Master internazionale. Chiacchierando in un corridoio ho avuto chiaro che una cosa così per me non sarebbe un’avventura, sarebbe solo stress.
Non lo vorrei un lavoro strapagato che mi strappasse via da un luogo che amo e dalle persone care, un lavoro che mi costringesse ad orari impossibili.
Il tempo che abbiamo è così poco…ho pensato che un’avventura per me potrebbe essere cimentarmi nella ricerca di un lavoro non lontano dalla grande casa dei miei genitori al mare, trasferirmi lì. Godere del giardino, del sole e del mare. Prendere un cane o forse due e convincere i miei gatti che, anche se non sono quadrupedi a loro apparentati, meritano comunque affetto. Affittare questa mia casetta romana, che pure amo molto, per non dover stare a fare i conti con l’ansia di non farcela a pagare tutto senza chiedere aiuto.
Ecco…la mia avventura è a Civitavecchia. Ce ne sono di chilometri, tra Lugano e Civitavecchia. Ripensavo anche a Valerio, alla sua vita a decine di migliaia di chilometri da qui. A come anni fa avevo pensato di poterlo seguire in Uruguay. Lo avrei fatto, probabilmente avrei anche trovato una mia dimensione, so essere una persona molto adattabile.
Oggi con Marco andrei ovunque. La differenza è che allora non avevo una mia struttura interiore solida. Oggi ogni azione è davvero una scelta consapevole. E consapevolmente mi dico che a meno di non essere costretta da necessità particolari il mio posto è qua.
La radio suona, cantano i Negrita, regalandomi il titolo per questo mio ozioso post.

