Dannato vivere – E sento il peso delle stelle che non ho afferrato mai

1 giu

In passato i periodi di silenzio stampa erano legati all’assenza. Un’assenza fisica (la mia, magari per una vacanza), o l’assenza di pensieri, eventi ed emozioni degni di essere ricordati.

Ultimamente non è così. Ultimamente non scrivo perché non riesco a dare una forma al blob di fatti e sensazioni che sta invadendo la mia vita da un po’ di tempo a questa parte. Me ne sento travolta. O cullata, dipende dal momento.

Un blob che genera Il Dubbio Esistenziale con D ed E maiuscole: che cosa determina cosa? In altre parole, tra fatti e sensazioni c’è una relazione causale?

A volte sì, ma non sempre. Di certo il fatto che non si sa dove andremo a finire, lavorativamente parlando, genera in me la multiforme sensazione di smarrimentorabbiaincertezza.

Il fatto di aver perso più di 7 kg in un paio di mesi genera la sensazione di potercela fare, a far rinascere la ragazza normopeso che ero stata ormai tanti, troppi anni fa.

Altre volte è l’emozione che genera fatti. Ad esempio l’emozione di attendere il mio amore che è stato lontano per tre giorni mi ha fatto cercare consolazione in quelle piccole cose che mi permettono di assomigliarmi di più, come leggere, passeggiare in un parco, avventurarmi nel mondo per me tutto da scoprire della lomografia.

Ecco, il mio senso dell’avventura è un po’ così: sempliciotto e maccheronico. Un’amica mi raccontava del suo trasferimento da Torino a Lugano, del grande salto di carriera del marito, che per  un anno ha lasciato tutto per fare un Master internazionale. Chiacchierando in un corridoio ho avuto chiaro che una cosa così per me non sarebbe un’avventura, sarebbe solo stress.

Non lo vorrei un lavoro strapagato che mi strappasse via da un luogo che amo e dalle persone care, un lavoro che mi costringesse ad orari impossibili.

Il tempo che abbiamo è così poco…ho pensato che un’avventura per me potrebbe essere cimentarmi nella ricerca di un lavoro non lontano dalla grande casa dei miei genitori al mare, trasferirmi lì. Godere del giardino, del sole e del mare. Prendere un cane o forse due e convincere i miei gatti che, anche se non sono quadrupedi a loro apparentati, meritano comunque affetto. Affittare questa mia casetta romana, che pure amo molto, per non dover stare a fare i conti con l’ansia di non farcela a pagare tutto senza chiedere aiuto.

Ecco…la mia avventura è a Civitavecchia. Ce ne sono di chilometri, tra Lugano e Civitavecchia. Ripensavo anche a Valerio, alla sua vita a decine di migliaia di chilometri da qui. A come anni fa avevo pensato di poterlo seguire in Uruguay. Lo avrei fatto, probabilmente avrei anche trovato una mia dimensione, so essere una persona molto adattabile.

Oggi con Marco andrei ovunque. La differenza è che allora non avevo una mia struttura interiore solida. Oggi ogni azione è davvero una scelta consapevole. E consapevolmente mi dico che a meno di non essere costretta da necessità particolari il mio posto è qua.

La radio suona, cantano i Negrita, regalandomi il titolo per questo mio ozioso post.

Inguaribile ottimista?

24 apr

Qualcuno sostiene che io abbia troppa fiducia nel mio prossimo. Fino a qualche anno fa pensavo che fosse vero, da poco ho capito che non è esattamente così. La verità è che nonostante la scarsa fiducia da me riposta nel genere umano, tendo a continuare a dare chances alle persone con le quali interagisco. Ovviamente con lo scopo ultimo di poter confermare le mie teorie e gongolare nel darmi ragione. 

Quando per il mio compleanno ho esteso l’invito a tutti i colleghi e dirigenti del settore, una parte di me sperava vivamente che si potesse realizzare il miracolo che fossimo tutti sotto un unico tetto, dandoci la possibilità di superare rancori vecchi e insensati. Ma sapevo che non sarebbe accaduto. Peccato, un’opportunità sprecata.Per loro, non per me, che ho trascorso una giornata serena, con Marco un po’ in stato comatoso, con le amiche del cuore (una delle quali ha fatto battute simpatiche sull’eccessivo calore emanato dalle candeline, a causa della loro quantità…), con persone nuove, con i miei genitori. Con il piacere di luoghi, persone e cose semplici e familiari.

Oggi il cielo è grigio e anche io mi sento un po’ incolore. Vorrei chiamare i miei parenti in Sicilia e fare gli auguri di buon compleanno al nonno. Ma è così distante, quel nonnino lì. Da quando è nato il nipote masculo, che è cresciuto insieme a lui, non l’ho più sentito vicino. Credo che lui potrebbe dire lo stesso di me. Le persone si allontanano, a volte senza un reale perché. Che è quello più significativo di tutti: semplicemente non rimane niente a tenerle legate.

In questi due mesi e passa di silenzio stampa è accaduto di tutto. L’intervento, il recupero, un mese a casa, una morte inattesa che ha sconvolto una famiglia, l’attesa per i cambiamenti al lavoro, la conferma che alcune persone sono marce dentro (ma se non se ne sono rese conto è anche un po’ colpa mia, che non ho ancora appreso l’arte di mandare a quel paese chi lo merita), la sorpresa di vederne altre pronte a cambiare opinione per mero opportunismo. In sintesi, è accaduta un po’ di vita, varia e colorata con tinte ora brillanti, ora cupe.

Le mie 38 candeline sono sicuramente dai colori accesi e sì, ha ragione Maddalena quando dice che producono calore. Non potrebbe essere diversamente. Sono le mie. Colorate e calde. Come me. 

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Non sempre…

10 feb

…chi pensa di risparmiare riesce nel’intento. A volte si fanno scelte con l’illusione di risparmiare una piccola cifra (tipo…chessò…40 euro), e ci si ritrova invece a fronteggiare una remissione molto più significativa (per rimanere nella proporzione dei 40 euro risparmiati, la perdita potrebbe essere di circa mille euro, a cui si possono anche sommare danni non monetizzabili, come quello d’immagine).

E’ bene ricordare che i conti, alla fine, tornano. Sempre.

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Change

25 gen

Con in testa la famosa canzone di David Bowie mi racconto gli ultimi accadimenti. I segni erano chiari e le cose sono accadute esattamente come mi aspettavo. Meglio così. Riappropriarmi, anche se forzatamente, del mio tempo libero è decisamente una conquista. Questa vicenda ha confermato il mio sospetto che porsi su un piedistallo aiuti parecchio, in un mondo che vive di atteggiamento. Questa ravvivata consapevolezza non muterà però di una virgola il mio modo di essere. Purtroppo, dice qualcuno. Per fortuna, replica qualcun altro. Io non so se sia un bene o un male, ma non può che essere così. Atteggiarmi facendo intendere “quantosofforte-quantosobbrava-sotuttoio” non fa per me. So di essere capace, seria e scrupolosa, ma so anche che non esistono verità assolute. Poche convinzioni, tanta ricerca, esperimenti continui, ragionamenti su come migliorare. Questo il mio modo di lavorare, e ne sono fiera.

L’esperienza di quest’anno è stata la conferma del fatto che la panchina non è il mio posto. Negli ultimi anni solo sangue amaro e delusioni. L’unica fonte di soddisfazione sono state le ragazze: meglio di così non potevo capitare.

La buona novella è che nel tempo libero posso oziare, leggere, scrivere, prendermi cura della mia casa e di me. Finalmente sono riuscita a perdere 4 chili (in 3 settimane), sono a un quinto del percorso, stavolta non mi fermo, stavolta vado fino in fondo. Il Dott. Dukan mi ha fornito la chiave per sbloccare una condizione statica da troppo tempo, è per questo che sento di poter andare avanti.

Il ginocchio sta per essere riparato. Sale un filo d’ansia, ma la speranza di poter tornare a fare attività (ora che sono obbligata a stare ferma mi viene addirittura voglia di correre) è di gran lunga maggiore della paura.

Intorno a me un’alternanza di drammi e vicende felici, tra cui spiccano agli estremi un’amica alle prese con la malattia del padre e un’amica che sta per cominciare un’avventura lavorativa dopo un periodo di ricerca che per mesi è sembrata vana.

Continuo a canticchiare il famoso motivo del Duca Bianco, e vivo.


CHANGES
(Bowie)
I still don’t know what I was waiting for
And my time was running wild
A million dead-end streets
Every time I thought I’d got it made
It seemed the taste
was not so sweet
So I turned myself to face me
But I’ve never caught a glimpse
Of how the others must see the faker
I’m much too fast to take that test
Ch-ch-ch-ch-Changes
(Turn and face the stranger)
Ch-ch-Changes
Don’t want to be a richer man
Ch-ch-ch-ch-Changes
(Turn and face the stranger)
Ch-ch-Changes
Just gonna have to be a different man
Time may change me
But I can’t trace time

Fatalità?

8 gen

Le cose accadono e basta o accadono per un motivo?

Ho sempre pensato che i fatti fossero segni, che anche gli accadimenti apparentemente insensati o poco chiari fossero funzionali a qualcosa. Sto cercando di raccontarmi che non è così, che si tratta di coincidenze. Perché se  in questo momento dovessi interpretare gli eventi, dovrei cambiare molti aspetti della mia vita lavorativa e me ne dispiacerebbe molto, sia perché detesto non portare a termine i miei impegni, sia perché ho instaurato dei rapporti che non vorrei interrompere bruscamente così, a metà percorso.

Spero quindi di sbagliarmi, spero che sia solo fatalità.

Lo spero, ma non ci credo.

 

 

Meraviglioso

26 nov

Meraviglioso rientrare nel mio spazio virtuale dopo 40 giorni.

Meraviglioso farlo in una coda d’autunno ancora calda e piena di sole.

Meraviglioso non essere stati colpiti dalle calamità che hanno devastato nord e sud: piogge assassine, solo perché armate dalla scelleratezza edilizia dell’uomo.

Meraviglioso allenare fino allo sfinimento ed essere soddisfatta di tutte le ragazze.

Meraviglioso avere due linee di febbre e un marito amorevole che mi porta la borsa dell’acqua calda a letto.

Meraviglioso poter contare ancora sullo stipendio. Non si sa fino a quando, ma oggi mi è sembrato un lusso incredibile poter comprare le scarpe nuove per il matrimonio della mia amica.

Meraviglioso entrare in un vestito di due anni fa nonostante negli ultimi mesi la dieta sia stata completamente disattesa.

Meraviglioso avere voce per cantare quanto sia meraviglioso.

Meraviglioso

Qui comincia l’avventura…

17 ott

In realtà l’avventura è cominciata da un pezzo. Ma il dovere di cronaca è stato scientemente disatteso, in favore del ben più essenziale dovere di sopravvivenza. L’estate (bella, calda, intensa) è passata in un battito di ciglia. Le mie due-settimane-due di vacanze dal 15 al 31 luglio sono un lontano ricordo, offuscato da un periodo nero al lavoro. Da agosto l’incubo TBC al Gemelli si è abbattuto sulla Direzione Sanitaria. Ho vinto quindi contatti quotidiani plurimi con il mio Ufficio Legale, con la ASL, con la Regione, con il Ministero, con l’ASP. Se non si percepisce entusiasmo leggendo queste parole è semplicemente perché non ce n’è stato neanche un briciolo.  Il beneficio del riposo appena goduto si è dissolto in meno di una settimana. Dopo due settimane, la crisi isterica era imminente. Alla terza settimana ho cominciato a manifestare comportamenti bipolari. Ma finché  lo stipendio mi serve per avere un tetto sopra la testa e del cibo dentro lo stomaco, tutto va. Né bene, né male. Va e basta.

In tutto questo caos ho cominciato anche un nuovo lavoro in palestra. Nuova Polisportiva, nuovi colleghi, nuove atlete. Impegnativo, ma assolutamente piacevole: ho idea di poter dare qualcosa a queste ragazze. Soprattutto credo di poter apprendere molto: affiancare un collega esperto e stimabilissimo non può che farmi bene.

Mi piacerebbe avere più tempo per me, per ascoltarmi. Più tempo per stare con Marco. A volte le settimane passano senza che mi renda conto di come sia arrivata al sabato. Anni fa questa era la mia strategia per distrarmi da una vita che non mi piaceva affatto, oggi invece sento il peso della mancanza di tempo libero. Questi minuti, finalmente sottratti a lavoro-faccende-volley, sono un regalo preziosissimo che mi faccio dopo svariati mesi. Non importa se non ho eventi storici da narrare o se non mi va di commentare gli importanti fatti di cronaca registrati negli scorsi giorni. E’ il mio tempo. Il mio foglio bianco che si verga di nero fumo. Parole che raccontano la mia vita. Banale, forse. Unica, certamente.

 

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Questa notte è ancora nostra

21 giu

Domani inziano gli esami di maturità. La mia pagina Facebook pullula di maturandi ansiosi e di loro amici che li sommergono di in bocca al lupo. La mia mente torna a quell’estate.

Anno millenovecentonovantadue, arriva il momento dei miei esami, lo affronto con discreta tranquillità. O meglio: sono sicura della mia preparazione. Come per ogni prova temo però l’imprevisto: la domanda che esula dal programma, la crisi isterica (mia o di qualcuno della commissione), l’invasione aliena…cose così. Non accade niente di tutto ciò, solo la mia amica Luigina -con la quale ho appuntamento all’incrocio di Circonvallazione Cornelia- prova a sabotarmi arrivando in ritardo anche in quella circostanza; decido però di avviarmi da sola, dopo dieci minuti di inutile attesa.

Prima prova, Italiano scritto. Non ho dubbi sulla scelta: il tema di attualità. Di cui di fatto so poco più di niente, ma mi sento assai più preparata rispetto ad argomenti quali l’introduzione del suffragio universale, il rapporto tra messaggio scritto e messaggio orale nel mondo greco-romano e la ricerca esistenziale di tre grandi poeti del ’900. La traccia da me scelta ha in sé uno schema di svolgimento. Grazie a google posso ricordarla esattamente e condividerla, 19 anni dopo:  “Società opulente e tecnologicamente avanzate godono attualmente di un grande benessere, che non ha precedenti nella storia. Esse sono tuttavia circondate e come assediate da comunità umane povere e fortemente arretrate, le quali pagano con la propria emarginazione un tributo sempre più alto allo stato di crescente sperequazione di beni e risorse economiche tra i popoli. D’altra parte la ricerca continua ed affannosa del benessere da parte delle società avanzate e lo sfruttamento incontrollato della natura da esse perpetrato sembrano mettere in discussione lo stesso equilibrio ecologico. Questi, oggi, i grandi problemi dell’umanità. Quali, ad avviso del candidato, i rischi di tale duplice squilibrio, uno all’interno del rapporto uomo-natura,l’altro nell’ambito dei rapporti tra i popoli? Quali le possibili soluzioni a così gravi problemi e quali i valori a cui richiamarsi per rispondere a queste nuove difficili sfide?”.

Il tempo passa, ciò che era attuale nel ’92 è attuale anche oggi. E’ vero che 20 anni non sono niente in confronto all’eternità, ma il problema degli squilibri nel rapporto uomo-natura e nel rapporto tra i popoli invece di migliorare peggiorano. All’epoca ancora  non si parlava diffusamente di mercato globale. Ricordo di aver trattato il problema dei flussi migratori dai paesi in via sviluppo, ricordo di aver dato molto spazio alla conferenza di Rio, un evento epocale: mai prima d’allora i capi di Stato si erano riuniti per discutere di tematiche ambientali. E poi…la biodiversità. A tutt’oggi non ho capito bene che cosa sia, ma devo aver trattato l’argomento in modo convincente: sembra che il mio elaborato sia stato premiato con un bell’otto. Mai provata tale ebbrezza in 5 anni di liceo.

La prova di Latino, una semplice versione di Petronio che ho semplicemente…tradotto. Niente fronzoli, niente copiati dai foglietti prodotti dalla Prof. di Lettere membro interno di un’altra sezione. Una traduzione pulita, un altro otto. Forse-forse l’ultimo otto che avevo preso in Latino risaliva al primo quadrimestre del IV ginnasio.

All’orale sento un po’ più di tensione, alimentata dal fatto che ad alcuni compagni esaminati prima di me la Professoressa di Greco aveva posto domande fuori dal programma. Per fortuna con me non è creativa, forse conquistata dalla linearità della mia traduzione (per la quale mi fa i complimenti, contribuendo a farmi sentire sicura). Torno a casa con l’impressione di non aver brillato. “Ho risposto a tutto, ma non ho brillato” le mie parole a mia madre al telefono. Il 58 finale è una sorpresa, con la mia media del 7 negli ultimi 3 anni non mi aspettavo un quasi 60. Sono contenta del mio 58, non capisco perché alcune persone siano dispiaciute (“Beh, che bastardi, potevano darto 60!” “No, non potevano, non me lo meritavo”).

La notte prima degli esami è passata, senza particolari emozioni. Una Barbara apatica, quell’anno. Operata d’urgenza a novembre, un mese e mezzo lontana dai banchi, la percezione di essere sola e fuori posto, la confusione di non sapere che cosa fare della mia vita, la voglia di tornare a  giocare a pallavolo e la guarigione più lenta del previsto. La voglia di brillare e la sensazione di essere opaca, di esserlo irrimediabilmente, ineluttabilmente.

Oggi vorrei … essere stata un’adolescente diversa. Vorrei essere stata meno seria. Vorrei avere intessuto legami più stretti. Ma la storia non si riscrive.

Auguro a tutti i ragazzi che affrontano l’esame di maturità ciò che io non ho avuto: un ricordo emozionale importante, da condividere per gli anni a venire con chi in quel momento era con noi.

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SussiDiario

26 mag

Credo che ci siano diversi modi di tenere un diario. Si può scrivere metodicamente, ogni sera, o sporadicamente, solo quando gli eventi sono tali da essere catalogati come memorabili, o ancora farlo distrattamente, quando si ha tempo o voglia. Si può tenere un diario cartaceo,  o si può aprire uno spazio virtuale. In entrambi i casi si può essere gelosi del proprio diario e tenerlo segreto (o quanto meno riservato), oppure si può decidere di condividere apertamente pensieri, accadimenti e sensazioni. Al di là di queste differenze, sono certa che esista un comune denominatore: scrivere un diario aiuta sia chi ne è autore, sia l’eventuale lettore. Il primo ne guadagna in chiarezza di idee, in autodeterminazione, in possibilità di ricordare la propria storia tra 10, 20, 30 anni. Il secondo può sia specchiarsi, riconoscersi, sia percepire la distanza (di idee e inclinazioni) dallo scrivente: in entrambi i casi anche lui avrà guadagnato in autoanalisi, anche se solo per un istante. Il diario aiuta, eccome. Queste riflessioni mi hanno fatto scoprire che il mio è un …sussiDiario. Mi manca scrivere con una certa regolarità, ma gli impegni dell’ultimo periodo mi impediscono di disporre liberamente del mio tempo.

Stasera sono qui grazie a una visita medica di controllo che mi ha impedito di recarmi in palestra. Strana visita medica. Sostanzialmente tutto ok, si aggiusta la terapia, si parla parecchio. E’ simpatico, il mio ginecologo. Insiste sulla maternità, in modo garbato, professionale e quasi paterno. Fa il suo dovere, ricordandomi che ho 37 anni e che non vorrebbe che mi trovassi come tante donne a desiderare un figlio quando è ormai tardi.

Un figlio. Ma se sono figlia io. E -come dice la mia saggia amica- chiamo “mamma” e non solo mi aspetto che risponda, ma anche che lo faccia presto e bene. Un figlio. Io, che odiavo i bambini quando io stessa ero infante. Un figlio. Io, che divento un potenziale serial killer se mi togli il sonno. Io, che ho sempre ritenuto il mio intervento chirurgico alle ovaie e i miei problemi ormonali un segno, trascendente e chiarissimo, del fatto che la maternità non è roba per me.

La mia risposta alla domanda “Vuoi un figlio?” è “No”. La mia risposta alla domanda “Che cosa faresti se arrivasse?” è “Lo accoglierei con amore, combattendo contro la paura dell’inadeguatezza a un ruolo che non sento mio”.

Le chiacchiere con il Prof., oggi, hanno fatto eco a sensazioni e discorsi en-passant con Marco. Sta insegnando a dei bimbi e si trova davvero molto bene. No, di più. Si diverte. Alessio ha fatto una battuta. “Attenta …non è che adesso vorrebbe un figlio?”. E’ la domanda che mi sono posta non appena ho letto nei suoi occhi la gioia di lavorare con quei bambini. La domanda che gli ho rivolto dopo aver constatato che non si trattava di una gioia effimera. Dice di non aver cambiato idea, ma ho l’impressione che non si tratti più della stessa posizione decisa di qualche settimana fa.

In ogni caso, sono serena. Queste sono cose che non si decidono. Semplicemente…accadono o non accadono, in accordo con il percorso che la vita, esatta come sempre, deve tracciare.

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Tutti i particolari in cronaca

13 mag

Cronaca densa, in questi lunghi giorni di mia lontananza dal blog. Le notizie dal mondo e dall’Italia sono state tante e importanti. La guerra in Libia prosegue, l’erede al trono d’Inghilterra ha impalmato la sua borghese fidanzata, Bin Laden è stato ucciso, Giovanni Paolo II ha fatto il primo passo ufficiale per una futura santificazione e la data della profezia di Bendandi sul terremoto a Roma è trascorsa senza scosse nello stivale (con gran sollievo dei romani), ma spezzando alcune vite in Spagna. Delle boutade dei politici non ho mai avuto voglia di parlare. Ma due uscite memorabili del premier meritano menzione. Gli esponenti della Sinistra non si lavano. E il Ministro Brunetta deve dire agli Italiani dove mettere le penne USB che la Pubblica Amministrazione distribuirà al posto di chili e chili di carte. Roba da bambini delle elementari. Maleducati e anche un po’ disturbati.

La notizia che più mi da da riflettere non è l’uccisione del nemico pubblico n. 1 (il quale -come ha detto l’ottimo Crozza- se non fosse stato ucciso dagli Americani sarebbe morto di impianto elettrico, viste le immagini dei video diffusi dai tg), ma la beatificazione di Karol Wojtyla. Per molti IL papa. Da bimba l’ho incontrato, questo signore polacco. Un uomo di grandissimo carisma. Uno sguardo intenso, un’energia incredibile. Ho il ricordo chiaro dell’energia percepita in entrambi gli episodi in cui ho ricevuto la sua benedizione, nonostante siano passati 31 e 25 anni. Ma la santità è altra cosa. Innanzitutto mi oppongo ideologicamente al fatto che l’attribuzione di doti trascendenti sia nelle mani di fallibili  esseri umani. Secondo poi, certe amicizie del “Papa del secolo scorso” dovrebbero essere una garanzia non di santità, ma -nella migliore delle ipotesi- di grave imperfezione morale.

Se la cronaca interna, estera e rosa sono state pregne di notizie, la mia modesta e personalissima cronaca ha tenuto il passo. Un giornale dedicato alle notizie riguardanti la sottoscritta sarebbe impaginato come segue.

In prima pagina LA notizia e gli editoriali  e i commenti ad essa correlati. Oggi la mia amica è partita per il Vietnam. Sono partiti in 3, torneranno in 4. Destini che si intrecciano, indissolubilmente. Una famiglia che si allarga, accogliendo un cucciolo d’uomo con gli occhi a mandorla. Una storia d’amore, di fratellanza, di umanità.

In cronaca nera un solo titolo: cancro. Ho ricevuto una sfilza di brutte notizie che la metà sarebbero comunque state troppe.

Nella sezione dedicata allo spettacolo recensirei il CD di Caparezza “Il mio sogno eretico”, del quale ho difficoltà a scegliere la traccia preferita. Alla luce dei comportamenti di alcune persone a me vicine, direi però che la frase più profetica è “mi contraddico facilmente, ma lo faccio così spesso che questo fa di me una persona coerente”.

Da qui alla rubrica della posta del cuore il passo è breve. Il tema delle lettere della settimana è: Come fanno alcune persone a dire una cosa e il contrario della stessa nel giro di pochi giorni o anche di pochi minuti? Perché lo fanno? Malattia mentale? Convinzione di non  essere ascoltati? Superficialità?

L’inserto di tecnologia ha invece il titolo “Flipout, mon amour!” . Grazie a dei preziosi buoni Unieuro, mi sono fatta un regalo. Un delizioso smartphone propriocomelovolevoio-anzimegliodiquantoimmaginassi! Notizia futile, di per sé. Ma la sua rilavanza cresce proporzionalmente al mio folle divertimento a scoprirne le funzioni. Niente libretto delle istruzioni, solo esplorazione spontanea. Estremamente più soddisfacente, sebbene ancora non abbia capito come si visualizzino le chiamate effettuate.

Sport. Domani finale playoff per le mie ragazze. Che in realtà sono solo un po’ mie, visto che non le ho allenate per tutto l’anno e sono tornata in palestra solo da 3 settimane. Le mie ragazze che giocano contro un’amica e un conoscente un po’ stronzo, ma col quale ho lavorato per 6 anni e che si mostra tutto sommato disponibile con me e con Marco. Le mie ragazze che dal punto di vista tecnico meriterebbero la serie D. La mia amica, che è arrivata dove lei stessa non pensava di arrivare e che solo per questo meriterebbe di vincere. Comunque vada, sarà al contempo un successo e una delusione.

Tutti i particolari in cronaca? Stavolta no, non è possibile.

Troppe emozioni, per poterle raccontare.

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